Di notizie relative alla musica se ne sentono fin troppe in giro, mi riferisco alla sempre più irrecuperabile crisi del mercato discografico, (per non parlare della trovata geniale del Papa nel voler promuovere un disco), ma quella che sto per comunicarti è alquanto curiosa.
Poco fa leggevo che Marco Lupi, Presidente del Consiglio di Sanremo, ha avuto un’ idea davvero stravagante, affiancare alle classiche categorie dei “big” e delle “nuove proposte” uno spazio riservato esclusivamente ai dialetti italiani.
Infatti, secondo il progetto presentato dal consigliere, tra le serate del Festival ce ne sarà una molto speciale in cui ogni partecipante proporrà un brano inedito cantato nel proprio dialetto.
Fin qui nulla di nuovo, visto che già in passato ho visto svariati cantanti esibirsi sul palco dell’Ariston con canzoni in italiano arricchiti di sfumature dialettali.
Non sto parlando di artisti di “seconda categoria”, come qualcuno ha menzionato tempo fa (sperando di suscitare ironia?) ma di veri esponenti della canzone italiana come Nino D’Angelo, Gigi Finizio, Sal Da Vinci e Gigi D’Alessio, (tanto per citarne qualcuno) .
Sono artisti che sia in Italia che all’estero riscuotono un notevole successo. Se poi a qualcuno non piace la loro musica è un altro discorso.
Ma il risultato, si sa, non ha avuto un buon riscontro collettivo da parte del pubblico.
Infatti negli anni passati chi cantava un brano in dialetto non era ben visto, specialmente in una kermesse musicale importante come il Festival di Sanremo.
Ma a pensarci bene, non è da sempre il festival della canzone italiana?
Allora che male c’è se si canta in dialetto italiano? So già che questa trovata susciterà sia consensi che disapprovazioni.
Ora che la proposta è stata lanciata, sicuramente ci sarà un modo nuovo per valorizzare le radici più profonde del nostro Paese.
Finalmente il muro che c’era tra i cantanti “nazionali” e quelli etichettati “regionali”, è crollato!
Ma sarà veramente così?
Lucia
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