Pensi che la nostra musica sia da censurare? A quanto pare all’estero si.
Navigando in rete ho scoperto che i media di Buenos Aires hanno da poco pubblicato dei documenti risalenti al periodo del regime di Jorge Rafael Videla.
In uno di questi scritti è spuntata fuori una lista contenente i nomi delle canzoni proibite dal dittatore negli anni ’70.
I brani che diedero il via ad una sorta di vera e propria caccia alle streghe sono:
“E penso a te” di Mogol-Battisti, “Questo piccolo grande amore” di Claudio Baglioni, “Mia” di Nicola di Bari e tante altre.
Stessa sorte è toccata a canzoni di altri artisti internazionali, come “Cocaine” di Eric Clapton, “The wall” dei Pink Floyd, “Kiss, kiss, kiss” di John Lennon, i testi dei Doors, Rod Stewart.
E non finisce qui!
Finirono nel mirino della censura anche molti gruppi rock argentini e interpreti di altri generi musicali, persino le musiche di Astor Piazzola.
Insomma, furono bandite oltre 200 canzoni perché ritenute “nocive” per la popolazione.
Ma siamo sicuri che ad essere nocive erano proprio le canzoni e non quello che metteva in ginocchio l’intera nazione argentina?
Forse ci pensava Videla con la sua dittatura a rendere la situazione piu’ piacevole per la popolazione?
Ne dubito fortemente!
Quest’ultima frase poi, citata dai media in riferimento a un regime che ha fatto sparire più di trentamila persone, a stento mi fa sorridere,anzi.
Come può essere nocivo un capolavoro come “E penso a te“?
Forse la risposta sta nel fatto che un uomo sanguinario come Videla, difficilmente potesse apprezzare un simile capolavoro, quindi censurare la musica era il suo unico obiettivo.
Del resto come avrebbe potuto meritarsi una canzone così bella?
Lucia
Vuoi restare informato sui nuovi contenuti del blog?
Segui gli aggiornamenti attraverso i feed rss.
Se non sai cosa siano, leggi questa pagina.





